La Centrale di Montalto di Castro

Reazione Sonora - Centrale Montalto di Castro

Nessuno poteva immaginare due anni fa, allo scoppio della pandemia globale, che il mondo in cui viviamo sarebbe cambiato così tanto.

La musica, ma in generale tutto il mondo dell’arte, si è dovuta fermare bruscamente, senza nessuna immediata soluzione. Per andare avanti siamo stati costretti a rielaborare i nostri piani e a modificare la natura delle nostre vecchie abitudini. Reazione Sonora ha trovato una nuova strada per l’espressione artistica, portando la musica dalle discoteche ai luoghi più suggestivi e affascinanti di tutta la Tuscia. Quello che poteva essere un evento traumatico e opprimente si è trasformato in un’opportunità per cambiare veste e ripartire. Tra le varie location scelte per i live show troviamo la Centrale di Montalto di Castro, un perfetto contrasto tra natura selvaggia e cemento abbandonato. Allo stesso tempo la storia stessa della Centrale ci dimostra come la capacità di cambiamento e adattamento sia una caratteristica intrinseca di questo luogo, che si lega perfettamente alle necessità di Reazione Sonora.

Torniamo indietro nel tempo, precisamente al novembre 1987.

Gli italiani escono dalle loro case e si dirigono alle urne elettorali per decidere con un referendum di interrompere l’utilizzo delle centrali nucleari sul suolo nazionale. L’incubo di Cernobyl dell’anno precedente era ancora troppo nitido nelle menti delle persone. La paura di un disastro nucleare, spinta anche dalle minacce della Guerra Fredda, mette fine allo sfruttamento di questa tanto controversa fonte di energia, e le conseguenze di questa scelta sono ancora oggi frutto di accesi dibattiti.

È proprio con quella decisione che la storia della Centrale di Montalto di Castro subisce una svolta inaspettata.

Nel 1982, infatti, Enel aveva commissionato la creazione di un nuovo impianto all’avanguardia, che sfruttasse l’energia derivata dall’uranio. Un progetto costosissimo che necessitò di anni e anni di lavoro, ma che fu interrotto bruscamente, proprio a causa del referendum dell’87. La grande opera elettronucleare non vedrà mai la sua conclusione, poiché nel 1988 i lavori furono interrotti.

Il 1988 è un anno importante per la storia della musica, in particolar modo per quanto riguarda due album che negli anni verranno ricordati come rivoluzionari e di rottura.

Il primo è It Takes a Nation of Millions dei Public Enemy, a detta di molti il miglior gruppo rap di sempre. Questo lavoro permise finalmente alla comunità afroamericana di emergere e costrinse tutti a prendere coscienza dell’esistenza del rap, con una potenza e un clamore mai visti prima. Ma se da un lato i Public Enemy proponevano il loro cambiamento attraverso uno stile certamente prorompente e combattivo, dall’altro, nello stesso anno, una giovane cantautrice ventiquattrenne di Cleveland proponeva la sua personale rivoluzione con un album d’esordio che mostrava sulla copertina solo il suo stesso nome: Tracy Chapman. La Chapman riuscì nell’impresa di prendere il cantautorato folk americano tipicamente “bianco” e a convertirlo in un mix di black culture, lotta di classe e freschezza musicale.

Ma come si legano queste due storie a quella della Centrale di Montalto di Castro? Così come gli artisti sopra citati cercarono in tutti i modi di cambiare gli scenari musicali dell’epoca, rielaborando nuovi paradigmi musicali, allo stesso modo la Centrale, per andare avanti, modificò la sua essenza. Negli anni successivi, infatti, partirono i lavori di riqualifica dell’area e di riconversione dell’impianto da nucleare a termoelettrico, che durarono fino al 1998. La Centrale di Montalto è quindi un perfetto simbolo di rinnovamento e di adattamento alle difficoltà, dimostrandoci come è molto facile che degli imprevisti possano mandare a rotoli i piani iniziali che ci si era prefissati.